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giovedì 11 gennaio 2018

insalata datteri e arance di Ottolenghi



Da quando ho visto questa ricetta nel blog dello Starbooks che la preparo volentieri.
Finalmente dopo 3 anni la voglio pubblicare sul mio blog perchè ne vale veramente la pena!
Purtroppo mi dimentico sempre di comprare i ravanelli e qui nella foto ho aggiunto qualche bacca di goji e messo solo rucola e non la lollo.
Diciamo che non è fedele all'originale per quello che fa la differenza è il condimento!

dal libro Plenty More di Yotam Ottolenghi

Arance 5 (circa 1 kg intere e 500 g una volta pulite e affettate)
Datteri Medjool 3 (60 g)
Ravanelli 120 g
Cipolla rossa piccola 1/2
Rucola 60 g
Lollo rossa 30 g 
Foglie di coriandolo fresco 15 g 
Foglie di prezzemolo fresco 15 g
Foglie di menta fresca 15 g

dressing:

Succo di limone fresco 2 cucchiai
Spicchio d'aglio 1 
Acqua di fiori d'arancio 1 cucchiaino 
Cannella 1/2 cucchiaino 
Semi di finocchio tostati e schiacciati 2 cucchiaini
Olio extravergine d'oliva
Sale e pepe 3 cucchiai 

Iniziare con fare il condimento mescolando il succo del limone, l’aglio schiacciato, i semi di finocchio tostati e pestati, la cannella e l’acqua di fiori d’arancio. Aggiungere l’olio, salare e pepare e mescolare. Lasciare riposare in modo che l’olio prenda tutti gli aromi.

Pelare le arance togliendo, con un coltello affilato le estremità e rimuovere seguendo la naturale curva, la buccia, la pelle e la parte bianca. Tagliare delle fette di circa mezzo centimetro trasversalmente. Lavare e asciugare le insalate, la cipolla e i ravanelli e le erbe fresche. Mescolare la rucola, la lollo rossa, i ravanelli e la cipolla rossa affettati finemente, i datteri denocciolati e tagliati longitudinalmente, il coriandolo, il prezzemolo tritati e la menta spezzata. Mescolare poi posizionare le arance. Versare il condimento e servire.

mercoledì 12 febbraio 2014

HUMMUS DI CAROTE per lo starbooks redone di febbraio





 
Oramai ogni mese non posso fare a meno di testare qualche ricetta delle starbookers e questo hummus mi ha subito colpito!
Amo le carote, e non avevo mai assaggiato un hummus di carote.
Non mancano mai nel mio frigo, tant'è vero che non compro mai delle carote da supermercato in vaschetta, le trovo insapori, amare, e si rovinano subito, ma le prendo sfuse da coltivazione naturale, pensate che mia figlia a 8 mesi non aveva ancora messo un dentino e con una bella carota si massaggiava le gengive, poi quando le sono spuntati i dentini ha incominciato a mangiarle e fino ad oggi non ha ancora smesso, diciamo che è l'unica verdura che mangia, sig :-(

Questa ricetta è stata presentata lo scorso settembre, è tratta dal libro di Hugh Fearnley-Whittingstall, una celebrità in Gran Bretagna e in tutto il mondo, il libro è The River Cottage VEG e veg non sta per vegano ma per vegetariano, oramai a casa nostra mangiamo pochissima carne quindi questo libro lo adoro, tant'è vero che il mese scorso ho provato questi triangolini di spinaci che rifaccio spesso, casualità ho comprato gli spinaci e stasera li rifaccio!



Carrot hummus

H. Fearnely-Whittingstall – River Cottage Veg Every Day! – Bloomsbury Publishing - pag. 296

Ingredienti per 4 persone 

1 cucchiaino di semi di cumino
1 cucchiaino di semi di coriandolo
6 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di miele chiaro
500 g di carote, pelate
3 grossi spicchi d'aglio, schiacciati
il succo di 1/2 limone

il succo di un'arancia
3 cucchiai di tahina
sale

pepe di mulinello


Preriscaldare il forno a 200° C. In una padellino per friggere, tostare i semi di cumino e coriandolo, finché non cominciano ad emettere il loro caratteristico profumo. 
Trasferirli in un mortaio e ridurli a una polvere finissima.
Mescolare, in una ciotola capiente, 4 cucchiai di olio con il miele e le spezie.  Tagliare le carote a pezzi lunghi 4-5 cm e metterle nella ciotola insieme all'aglio. Mescolare bene il tutto, salare e pepare.
Rovesciare in una piccola teglia da forno e cuocerle in forno, girandole una volta, finché le carote sono morbide e cominciano ad abbrustolirsi sui bordi. Ci vorranno circa 35 minuti.
Togliere dal forno, aspettare che non siano più bollenti quindi versarle in un mixer, avendo cura di togliere la buccia degli spicchi d'aglio. Aggiungere il succo di limone e di arancia, la tahina e far andare in modalità pulse finché non diventa una purea.

Aggiustare di sale e servire a temperatura ambiente, con crostini e crudité.

Mie note: 

  1. La ricetta è ben spiegata, l'unico consiglio che mi sento di dare è di mettere le carote con il condimento direttamente in una pirofila da forno foderata con carta forno, trovo inutile sporcare una ciotola in più, ma soprattutto perchè dopo 35 minuti le carote saranno ben cotte ma l'olio e i semini si saranno attaccati al fondo della teglia, almeno a me è successo questo, e ben il 50% del condimento essendo rimasto attaccato nella teglia non è andato nell'hummus.
  2. Trovo che ci sia un'imprecisione sulla quantità dell'olio, perchè tra la lista degli ingredienti si indicano 6 cucchiai ma poi nel procedimento se ne indicano solo 4, non si capisce se i 2 cucchiai mancanti vadano messi poi a crudo sull'hummus, direttamente sui crostini di pane o sono stati persi nell'oblio.
  3. Trovo questa ricetta perfettamente bilanciata per i miei gusti, il dolce delle carote con il miele si bilancia a meraviglia con la "pesantezza" dell'aglio e delle spezie.
  4. La ricetta secondo me non è per 4 persone, ma almeno per 6/8 infatti dopo 2 giorni stanchi di mangiare hummus l'ho surgelato in una vaschetta e mangiato la settimana seguente, era ancora più buono!


GIUDIZIO PROMOSSA!



Con questa ricetta partecipo allo Starbookd Redone di Febbraio


martedì 21 gennaio 2014

arancine con carote viola ripiene di pancetta e asiago


Cu cu!!! Eccomi qui, riemergo dopo una settimana nel mio blogghino, eh si, ultimamente lo sto trascurando un po', a giorni penso di chiuderlo, ma poi dopo 5 minuti ci ripenso e mi dico, ma si, anche se non pubblico più 2 o 3 volte la settimana lo posso sempre tenere aperto pubblicando quelle 2 o 3 ricette al mese?
Mha bho!!! Chi vivrà vedrà, come mi sento farò, almeno questo spazio lo voglio LIBERO, di pubblicare quando e quello che mi sento, e questo è uno dei motivi principali per cui non ho mai cercato "collaborazioni" proprio per non sentirmi obbligata a cucinare per forza quell'ingrediente.

Ma veniamo a questa mia ultima opera d'arte, eh eh, da quando ho imparato a preparare le arancine a regola d'arte, durante l'MTC del novembre del 2012 Roberta ci ha proposto questo caposaldo dello street food siciliano, e ogni tanto mi concedo questa prelibatezza, anzi a dire il vero, mi sono comprata anche una friggitrice finalmente, proprio per fare dei fritti perfetti senza dover inondare la casa di quel puzzo nauseabondo, e di poter friggere anche in pieno inverno, non dovendo tenere le finestre aperte, perchè la friggitrice la uso fuori in terrazza ah ah! Abitando all'ultimo piano non penso di dare fastidio a nessuno.

Ho sempre amato i colori, a me il riso in bianco mi mette tanta di quella tristezza che lo chiamo riso ospedale!
Come quando preparavo i brodi vegetali per mia figlia durante lo svezzamento, non sia mai che lo lasciavo del colore anonimo, no, magari aggiungevo 2 foglie di spinaci in più e diventava di un bel verde scintillante, tanto è vero che mia sorella lo chiamava, la pappa VISITORS ah ah!

Ma veniamo alla ricetta in questione, quando preparo il risotto con le carote viola ci abbino sempre qualche pezzetto di salsiccia, o qualche cubotto di pancetta o di speck, perchè diciamocelo pure, le carote non sanno di niente, quindi ci vuole per forza una nota di sapidità!
Ma in queste arancine i cubotti di pancetta li ho aggiunti a crudo come ripieno e il risultato finale è stato sorprendente, un sapore che è rimasto molto delicato, davvero provatelo!

ingredienti per 12 pz

Per il riso 
400 gr di riso arborio
 brodo vegetale q.b.
1 bicchiere grande di vino bianco secco
50 gr di grana padano
1 noce di burro
1 scalogno piccolo
2 carote nere
olio evo q.b.
sale q.b.
pepe nero q.b.
1 ciuffetto di prezzemolo

Per il ripieno 
100 gr di pancetta
80 gr di asiago

Per la lega (ne resterà molta, ma occorre poter immergere bene l'arancina)
300 ml d'acqua
150 gr di farina
una manciata di sale

Per la panatura (ne resterà molto anche qui) 
300 gr di pangrattato

Per la frittura 
½ l di olio di semi diarachide (o comunque abbondante per poter friggere in olio profondo)

Far appassire in un tegame uno scalogno con l'olio extravergine di oliva, e far tostare il riso, sfumare con il vino bianco, una volta evaporato il vino aggiungere le carote crude tagliate a julienne e mantecare, aggiungere piano piano il brodo vegetale caldo, e girare continuamente, fino a cottura al dente del riso.
Una volta che il riso è al dente spegnere la fiamma, mantecare con il burro, il grana e abbondante prezzemolo tritato finemente.
Trasferire il risotto in una teglia fredda e girare finché il riso sarà freddo, volendo anche dentro il lavello con acqua e ghiaccio.
Trasferire il riso in frigo in un contenitore ben chiuso.


Sistemare sul tavolo tutti gli ingredienti, nel mio caso i dadini di pancetta per il ripieno e il formaggio asiago, la ciotola con il pan grattato, la ciotola con la lega di acqua e farina, e i vassoi per contenere le arancine tra un passaggio e l’altro.
Munirsi anche di un asciugamano pulito perché per fare 12 arancine non so quante volte mi sono lavata le mani!
Cominciare dalla preparazione della "lega". Si tratta della pastella di acqua e farina che serve a sigillare l'arancina e a creare una base per la panatura con il pangrattato che aiuterà a conferire doratura, spessore e croccantezza al punto giusto. Versare l'acqua in una scodella profonda, aggiungere la farina, una bella manciata di sale e amalgamare bene con una frusta. Tenere da parte e passare alla creazione delle arancine.

Ci sono vari modi per formare e farcire le arancine, questo secondo me è il procedimento più semplice anche per chi le fa per la prima volta ed è anche quello che consente di organizzare e distribuire meglio il lavoro. Perché in pratica bisogna prima fare tutte le sfere o gli ovali, poi fare il buco, poi farcirle. 
Posate la "futura" arancina su un vassoio e ricominciate fino a terminare il riso. Lasciatele riposare per una mezz'ora, in modo che raffreddino (anche se il riso era freddo di frigo, col calore delle mani si saranno un po' scaldate) e che il riso si compatti rendendo poi più facile la farcitura.

Tenendo la palla di riso con una mano, con il pollice dell'altra mano create un buco in alto e al centro e cominciate ad allargarlo spingendo sia verso il basso che sui lati. Posate nuovamente la palla di riso sul vassoio e passate alle altre, fino a completarle tutte. 
A questo punto passare alla farcitura.
Poi chiudere l'arancina: un po' spingendo "la conza" - il condimento - verso il basso, e un po' cercando di portare in avanti il riso per chiudere l'arancina. Girare l'arancina tra le mani per darle la forma e per rendere la superficie liscia e compatta, senza buchi o piccole fessure. Posare l'arancina con il ripieno sul vassoio e passare ad un'altra, fino a completarle tutte.




Quando tutte le arancine saranno pronte sul vassoio, passare alla "lega". Dare qualche colpo di frusta alla pastella per riprendere l'amalgama di acqua e farina e a questo punto immergere singolarmente le arancine dentro la lega, poggiandole poi sul vassoio, fino al completamento dell'operazione per tutte le arancine. 

E ora la panatura.
Versare il pangrattato dentro una teglia e, ad una ad una, passare ogni singola arancina dentro il pangrattato, pressandole bene con le mani per "saldare" bene lega e pangrattato, per rendere compatta la superficie delle arancine e, all'occorrenza, per riprenderne un pochino la forma.

E finalmente la frittura!

Versare l'olio in una friggitrice o in un tegame piuttosto alto. Quando l'olio sarà ben-ben-ben caldo, immergere le arancine per 2-3 minuti o comunque fino a quando non risulteranno dorate in superficie.


martedì 26 novembre 2013

DHAL (piatto indiano di lenticchie rosse) per lo starbook redone





Questo dhal non lo conoscevo e quale occasione migliore di provare piatti "stranieri" se non replicare quelli pubblicati dalle mie starbookine preferite?
Tra l'altro la cucina indiana è tra le mie preferite, ma non avevo mai cucinato le lenticchie in questo modo, che tra l'altro in casa ho sempre, per rendere più vellutate e ricche i passati di verdura, metto sempre un cucchiaio di lenticchie decorticate queste rosse, oppure i pisellini sempre decorticati, e le fave anche!
Questa ricetta è stata tratta dal libro di Hugh Fearnley- Whittingstall, The River Cottage VEG che è stato scelto dalle starbookers per il mese di settembre, un'altra celebrità britannica che non conoscevo.

Il dhal è un piatto indiano a base di lenticchie, ovviamente si possono usare tutti i tipi di lenticchia, bianca, rossa o le nostrane, in questo caso avendo la buccia bisognerà frullarle per avere una bella crema.
Esistono moltissime ricette ovviamente abbinate a tutte le spezie, che in questa ricetta sono fondamentali.
Questa prima volta ho provato questa ricetta presentata in questo libro, ci è piaciuta moltissimo, vista la nostra propensione ad una alimentazione vegetariana, ma le prossime volte proverò sicuramente accostamenti con spezie diverse.
Noi l'abbiamo mangiato con questo meraviglioso pane, una cenetta medio-orientale davvero perfetta.
Il giorno dopo con qualche cucchiaio avanzato ci ho fatto delle bruschette da urlo!
Tipo antipasto, ho fatto grigliare sotto il grill alcune fette di pane, poi ancora bollenti le ho strofinate con aglio, ho messo qualche cucchiaio tiepido di dhal e un filo di olio.


DHAL
per circa 4 persone

250g di lenticchie rosse
un cucchiaino di curcuma 
sale, circa mezzo cucchiaino abbondante
2 cucchiai di olio di semi di girasole
un cucchiaino di semi di cumino nero (semi di nigella)
una cipolla non troppo grossa

Mettere le lenticchie in una pentola capiente insieme a 800ml di acqua fredda.
Appena il tutto raggiunge il bollore abbassare il fuoco, eliminare eventuale schiuma dalla superficie e unire la curcuma e il sale.
Far cuocere scoperto per circa 15 minuti (ma a me dieci minuti sono stati più che sufficienti) girando vigorosamente di tanto in tanto.
Le lenticchie dovranno disfarsi fino a essere praticamente cremose.
Se il composto dovesse asciugarsi troppo aggiungere pochissima acqua bollente.
Mentre il dhal cuoce versare l'olio in una padella. Tostarvi i semi di cumino nero per al massimo un paio di minuti, quindi unire la cipolla affettata sottilmente.
Farla cuocere per 5/10 minuti, finchè brunita.
Versare il composto di semi di cumino e cipolla sulle lenticchie cotte, coprire con un coperchio e far riposare senza mescolare per 5 minuti.
Quindi assaggiare e regolare eventualmente di sale.
Volendo si può cospargere con prezzemolo, menta o coriandolo ma non è fondamentale.
Buonissimo tiepido o a temperatura ambiente.

domenica 24 novembre 2013

Maneesh e Baba Ganoush per lo Starbooks Redone


Quando ho visto questo pane non ho potuto fare a meno di rifarlo!
Adoro lo spirito dello starbook anche perchè io non avrei mai modo di comprare tutti questi libri di cucina e stranieri per giunta.
Questa ricetta è tratta dal libro bread di Paul Hollywood, sconosciuto qui da noi in Italia, ma invece è una delle star televisive più acclamate del momento in Gran Bretagna.
Infatti quando ad ottobre ho visto che era stato proposto un suo libro ho pensato, e che cosa avrà di così tanto speciale questo inglese da venire ad insegnare a noi italiani a panificare?
Ebbene se vedete le ricette pubblicate dalle starbookers ve ne renderete conto.
Anche io come Mapi ho trovato eccessiva la quantità di lievito prevista nella ricetta e ho messo la quantità che per 500 gr di farina trovo giusta per me. Preferisco mettere sempre meno lievito possibile e far lievitare gli impasti tante ore.
Il risultato? Fantastico è dir poco, il pane condito in questa maniera si sposa meravigliosamente con  il dip di melanzane, sarà che io l'accoppiata melanzane/salsa tahini la adoro!
Sicuramente rifarò molto spesso entrambi!


MANEESH
Da Paul Hollywood – Bread – Bloomsbury

Il Maneesh è un classico pane piatto del Medio Oriente, consumato nel corso del mezze o a colazione. L’impasto viene spalmato con lo za’atar, una miscela alquanto forte di erbe aromatiche e semi di sesamo, e cotta a calore forte.

Per 3 grossi pani:

500 g di farina bianca di forza (Manitoba) + altra per il piano di lavoro
360 ml di acqua appena tiepida (max 30 °C)
25 g di zucchero semolato
20 ml di olio extravergine di oliva, + altro per ungere
10 g di sale
10 g di lievito di birra secco (tipo Mastro Fornaio) (io metà cubetto lievito fresco)

Per lo za’atar:

3 cucchiai di semi di sesamo
2 ½ cucchiai di olio extravergine di oliva
2 cucchiai di origano secco
1 cucchiaio di maggiorana secca


Mettere la farina in un’ampia ciotola e versare sale e zucchero da un lato, e il lievito dall’altro. Unire l’olio d’oliva e 270 ml dell’acqua. Impastare gli ingredienti usando una mano; aggiungere l’acqua rimanente poca alla volta continuando a impastare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido; potreste non aver bisogno di tutta l’acqua.

Versare un pochino d’olio sul piano di lavoro* e rovesciarvi l’impasto; lavorarlo per 5-10 minuti, fino a che diventi elastico e liscio. Dargli la forma di una palla e rimetterlo nella ciotola dove lo si era impastato, leggermente unta d’olio. Coprire e far lievitare in luogo tiepido al riparo da correnti d’aria, finché il suo volume non sia raddoppiato (almeno un’ora). (io almeno 2-3 ore)

Rovesciare l’impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e lavorarla per qualche minuto, per sgonfiarla e rompere  le sacche di anidride carbonica. Suddividerla in 3 parti uguali e dare a ciascuna la forma di una palla.
Foderare 3 teglie con carta forno e stendere su ciascuna un pane, dandogli la forma di un disco di 23 cm di diametro.

Preparare lo za’atar: mescolare tutti gli ingredienti in una ciotola fino a ottenere una sorta di pasta, che suddividerete per i tre pani e spalmerete con la mano.

Far riposare i Maneesh per almeno 20 minuti e nel frattempo preriscaldare il forno a 230 °C.
Infornare i pani a metà altezza del forno per 15 minuti circa, finché la superficie non sarà dorata. Farli raffreddare su una gratella prima di servirli.


BABA GANOUSH
Da Paul Hollywood – Bread – Bloomsbury

Conosciuto come il caviale dei poveri, questo famoso dip di melanzane è consumato in tutto il Medio Oriente. Il Baba Ganoush si abbina classicamente al Maneesh; il sapore "terroso" della melanzana si sposa a meraviglia con le erbe aromatiche del pane.

Per 6-8 persone: 

3 melanzane
3 spicchi d'aglio
1 cucchiaino di sale
1 limone (succo)
2 cucchiai di Tahini (pasta di semi di sesamo)
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di prezzemolo tritato grossolanamente
Pepe di mulinello

Scaldare il grill del forno ad alta temperatura. Lavare le melanzane, bucherellarle e metterle a cuocere sotto il grill finché la buccia non si sarà carbonizzata uniformemente (giratele ogni tanto) e la polpa risulti morbida quando le schiacciate. Farle raffreddare fino a quando non le si possa maneggiare.

Nel frattempo mettere l'aglio in un mortaio insieme al sale e schiacciarlo riducendolo in crema. Versare in una ciotola grande e mescolarvi il succo di limone , la salsa Tahini e l'olio d'oliva. Mescolare per amalgamare bene e condire con una generosa macinata di pepe.

Tagliare le melanzane a metà, raccogliere la polpa e tritarla finemente. Unire alla mistura di Tahini e amalgamare.

Versare il Baba Ganoush in un piatto da portata, guarnire con il prezzemolo o qualche fettina di pomodoro, una macinata di pepe e un giro d'olio e servire insieme al Maneesh o alla Pitta.


domenica 17 novembre 2013

pasticcini salati alla zucca


Questo mese mi sono proprio sbizzarrita a riprodurre le ricette di Elena, la recipe-tionist di novembre.
Io vado matta per le torte salate, almeno una volta la settimana ne preparo una ma in versione finger food non sono deliziose?
Poi l'accoppiata della zucca con il sapore forte del peperoncino è veramente azzeccato!
Peccato che non avevo ancora comprato la mostarda quando le ho preparate, infatti per guarnizione ho messo una noce, ma la mostarda con la dolcezza della zucca ci sta meglio secondo me.
Poi ero anche curiosa di provare la pasta alla birra, visto che io sono una fan sfegatata della pasta al vino.



ingredienti per 6 tartellette:

pasta alla birra
100 g di farina
40 g di birra chiara
30 g di olio extra vergine di oliva
1 pizzico di sale

farcitura
150 g di zucca cotta a vapore
50 g di robiola
2 cucchiai di parmigiano reggiano
1 pizzico di sale
peperoncino di Cayenna (a piacere)
mostarda di fragoline (io noci)

Procedimento:

impastare velocemente la farina con la birra, l'olio e il sale, avvolgere in pellicola trasparente e far riposare per almeno 30 minuti in frigorifero.

Preparare la farcitura: cuocere a vapore la zucca, schiacciare quando è ancora calda con la forchetta o con lo schiacciapatate, unire il formaggio e la robiola, dosare il peperoncino a seconda del gusto.
Foderare le formine con la pasta facendo dei buchi con la forchetta sul fondo, cuocere in bianco in forno a 180°C per 8 minuti, in forno già caldo funzione statico.
Toglierli lasciarli raffreddare per 10 minuti, farcirli con la crema alla zucca aiutandosi con una sac a poche con bocchetta a stella o facendo i ghirigori con una forchetta. Cuocere in forno per 15-18 minuti funzione ventilato + grill.
Togliere dal forno, raffreddare 5 minuti decorare con una noce.


martedì 24 settembre 2013

GAZPACHO... punto e basta di Mai e un po' mio


Voi non ci crederete ma sono tantissimi anni che vado in vacanza in Spagna, e non ho mai avuto il coraggio di assaggiare un gazpacho, all'inizio perchè andavamo nei grandi alberghi e i grandi buffet erano una vera e propria lotta per prendere qualcosa di commestibile, quindi sia le zuppe calde che i gazpacho venivano messi in dei pentoloni grandi almeno un metro, insomma, mi dava l'impressione di trovarci dentro chissà cosa :-D

Fino a questa estate, dove una sera a cena nel mio ristorante preferito il cameriere mi dice, stasera tra i piatti del giorno c'è il gazpacho! Evvai! Finalmente lo assaggio e mamma mia, avevano messo i pezzetti di mela granny smith e ci stavano da DIO! Visto che il gazpacho ha un sapore molto forte e spiccato tra aglio e peperoni!!!

Vi confesso che ho avuto anche il coraggio di comprarlo al supermercato in brick,e ho scoperto che c'e di tantissime marche e in tantissime varianti, tradizionale, andaluso, con cipolla, senza, insomma in questa calda estate ho svoltato un sacco di cene con un bel gazpacho bello fresco!

Insomma tra me e me ho pensato, è una tra le prime cose che preparerò appena tornerò a casa, assieme al doulche de leche, altra cosa scoperta questa estate. Mentre per il doulche de leche dovrò aspettare ancora un po' visto che stiamo ancora mangiando un barattolo comprato li al supermercato, per il gazpacho ho pensato che nel blog di Mai lo avrei trovato sicuramente!

E chi è la recipetionist di questo mese? Lei! Che casualità, eh?



Ingredienti per 4 persone:
1/2 peperone verde
1/2 peperone rosso
1 citriolo
5 pomodori grossi e maturi (io quelli per il sugo)
75 gr. di olio extra vergine di oliva
2 fette di pane rafermo (io tipo pugliese)
1 litro d'acqua fredda (più altra acqua per ammollare il pane)
2 o 3 cucchiai di aceto
aglio a piacere (io metà spicchio, senza l'anima)
sale

Mettere il pane in ammollo in un recipiente pieno d'acqua. Lavare tutte le verdure, sbucciare il cetriolo e farle tutte a pezzi. Versare nel frullatore tutti gli ingredienti, incluso il pane ammollato e strizzato e frullare per bene fino ad ottenere una salsa liquida. 
Dopo di che, passare al setaccio, premesso che io i pomodori li pelo grossolanamente, così nel caso non lo setacciasse, le pellicine del pomodoro non danno tanto fastidio.
Con questa quantità e un frullatore da 1 litro come il mio, devo farlo in due volte. 
Poi lo mischio e assagio nel caso serva ancora del sale o del aceto, va molto a gusto. 
Stà a voi sceglier come gustarlo, se a cucchiaio o in bicchiere, basta aggiungere un poco più di acqua e farlo più liquido. Ma in ambi casi servire freddo! 
Io utilizzo un setaccio non tanto fitto perché mi piace sentire il gazpacho denso, anche se lo bevo, in questo caso ho fatto metà in un modo e metà nell'altra.


lunedì 24 giugno 2013

cous cous freddo con zucchine feta e menta fresca


Come ogni estate ripropongo sempre questi sfiziosi piatti di cous cous freddo, complice la menta fresca che ho trovato ieri nell'orto di mia suocera, non mi ero mai accorta di questa pianta, stordita come sono, quindi l'ho messo subito in questo bellissimo cous cous, assieme alle zucchine e ai fiori di zucca provenienti sempre dal nostro orto!
Si possono servire nei bicchierini, come ho fatto qui, come antipasto, oppure come un bel secondo vegetariano:

ingredienti per 2 persone:

100 gr di cous cous precotto
1 scalogno
1 grattugiatina di zenzero fresco
qualche pomodoro datterino
2 zucchine piccole
30 gr di feta
olio extravergine di oliva
sale
cardamomo
qualche fogliolina di menta

Mettere il cous cous in un piatto fondo e bagnarlo con dell'acqua calda, io mi regolo uguale volume di cous cous uguale volume di acqua, coprirlo e dopo 5 minuti sgranarlo con una forchetta.
Nel frattempo in una padella far appassire lo scalogno tritato finemente in un filo di olio, mettere anche qualche bacca di cardamomo pestata, e far cuocere a dadini le zucchine croccanti.
Condire il cous cous con le zucchine, una grattatina di zenzero fresco, i pomodori tagliati a dadini, la feta, le foglioline di menta.
Mangiare freddo.

venerdì 1 marzo 2013

insalata di gamberetti e avocado



Mancano circa 150 giorni al nostro ritorno in quell'isola meravigliosa che è Fuerteventura.
Oramai sono 4 anni che ci torniamo, e tutti ci chiedono, ma perchè tornate sempre li?
E' tanto grande il mondo!
Ma in Italia abbiamo tanti bei posti?
Ma perchè non andate ai Caraibi?
Ma perchè la Grecia non vi piace?
Insomma, che male c'è a tornare in un posto se vi è piaciuto particolarmente e ogni volta che ve ne andate pensate subito a quando ritornarci? Che male c'è a tornare in un posto che ti fa sentire libero, anzi ogni volta che ci torniamo pensiamo che se non avessimo una figlia in età scolare ci faremmo proprio un pensierino per trasferirci.
E poi dall'estate scorsa si è aggiunta un'altra attrattiva per tornarci.
L'Avenida, un ristorante, dove praticamente ci abbiamo mangiato una sera si e una no!
Il classico ristorante dove se ci capiti una volta poi ci torni, non esistono più altri posti possibili dove esci sempre soddisfatto, dove i piatti sono stra abbondanti, dove in 3 non abbiamo mai speso più di 30 €, sembra sempre che ti portano dei piatti giganteschi come se dovessi morire il giorno dopo, e tu li, sei a consumare l'ultima cena :-D

Insomma, questi gamberetti li ho mangiati proprio li, all'Avenida, tra l'altro se leggete le recensioni su Tripadvisor vedrete che non sono la sola a pensarla così, tante persone tornano a Fuerteventura tutti gli anni e l'Avenida è una tappa fissa.
Una paella che me la sogno anche la notte, ma vabbè passiamo a questi gamberetti.
Andare a cena all'Avenida vuol dire affrontare la cena avendo digiunato tutto il giorno, al massimo uno yogurtino e un po' di frutta a pranzo, perchè li le cene sono sempre molto impegnative, se ordini la grigliata mista di pesce, è raro che riesci a finirla, almeno noi che abbiamo uno stomaco nella norma, vi giuro, abbiamo visto un sacco di gente portarsi via la roba, perchè è difficile che finisci la tua porzione.

Quindi una sera che non ero particolarmente affamata, entro li e ordino questi innocui gusci di avocado con gamberetti, belli freschi, ebbene mi sbagliavo! Ci sarà dentro almeno 3-400 gr di gamberetti con un quintale di salsa maionese all'aglio ovviamente, ho faticato a finirli, vi dico la verità, ma non vedo l'ora di mangiarli di nuovo.

Quindi visto che ora possiamo archiviare il periodo polenta, e che l'inverno lo stiamo finalmente archiviando, arrivano le belle giornate di sole, e mi piace pranzare con qualcosa di fresco e "non cucinato" come questi avocado.

Da quando sono stata a cena alla Sidreria compro almeno 1 mela granny smith a settimana, come scritto qui, e la metto dappertutto, quindi ho pensato che per stemperare il sapore forte della maionese ci stesse benissimo, infatti mi è piaciuta molto!

Ricetta per un pranzo da single:

1 avocado maturo
200 gr di gamberetti
1 ciuffo di prezzemolo tritato finemente
1/4 di mela granny smith
sale
pepe
olio extra vergine
maionese

Tagliare a metà l'avocado, togliere il grosso seme centrale, sbucciarlo e scavare con un cucchiaino un po' di polpa, in modo da creare l'alloggio per i gamberetti.
Condire i gamberetti lessati con la polpa di avocado avanzata, il prezzemolo, dadini piccolissimi di mela con la buccia, olio, sale e pepe, e maionese.

Con un po' di insalatina fresca trovo che sia un fantastico piatto unico!

martedì 20 novembre 2012

Arancine con ragù di zucca ripiene di speck e scamorza




Questo mese la sfida più avvincente della blog sfera - l’MT Challenge - ci porta in Sicilia, in Sicilia occidentale più precisamente, dove le arancine la fanno da padrone! E si perché grazie a Roberta, abbiamo scoperto tante cose sulle arancine, prima di tutto che sono “fimmine”, belle tonde, o al limite ovali, e loro ci tengono eh? Guai a chiamarli arancini, che subito ti correggono! Pero’ mi sembra di aver capito che non è un errore chiamarli al maschile ma sono semplicemente quelli a forma di cupola che sono tipici della Sicilia orientale!

Comunque le arancine mi ricordano la mia cara amata Sicilia, quando da piccola mio padre ci caricava tutti in macchina e ci portava in estate nella sua amata terra per noi era come un’avventura, non soltanto perché prendere il traghetto era una vera e propria avventura, ma anche perché nel paese di mio papà in estate sembravano tutti impazziti, siccome di giorno faceva un gran caldo, di notte si viveva, ma si viveva fino a tardi, non tarda notte, a volte si faceva proprio quasi mattina, e le nostre nottate erano scandite da ritmi ben precisi, e da fiumi e fiumi di granite e da chili e chili di arancine J
Io sinceramente non ho mai avuto il coraggio di dire a un siculo che a me le arancine non piacevano, quelle al burro perché dentro ci trovavo sempre gli odiati piselli, e quelle al ragù perché non filavano, abituata come ero al gusto del romanissimo supplì ripieno di mozzarella, io preferivo di gran lunga il romano, ma non ho mai avuto il coraggio di confessarlo, lo dico qui pubblicamente, davanti a tutti!
Per non parlare delle dimensioni! Immaginate voi una bimbetta di 6 anni alle prese con un’arancina? Ma è gigantesca! Il supplì con 2-3 morsi te lo finisci! L’arancina si è scoperto che deve essere grande come un’arancia appunto, ma non deve andare al di sotto dei 200 gr! C’è un famoso bar a Palermo che addirittura ne fa di 280 gr! Ma da pazzi! Altro che cibo da strada! Qui ci vuole un bel piatto e coltello e forchetta per mangiare una bomba del genere J

L’unica cosa che mi piace della cucina tipica romana sono i supplì, per il resto visto che gran parte dei piatti tipici romani prevedono il pecorino o il guanciale e la pancetta non li ho mai sopportati! Ecco ora posso andare avanti con il racconto delle arancine
J che comunque ogni volta che torno in Sicilia assaggio, non si sa mai che trovo qualcuno che le faccia un po’ meno pesanti, o con un po’ di ragu ;-)

Come ogni volta questa sfida questo mese ci ha messo a dura prova, cioè, il fritto, parliamoci chiaro, a casa mia non lo mangia nessuno, quindi non friggo quasi mai, e quando vado al ristorante o in pizzeria sono capace di ordinare tutto fritto dall’antipasto al dolce, così per un po’ di tempo la mia voglia di fritto viene soddisfatta, avevo quasi sfiorato l’idea di passare per questo mese, ma poi mi sono detta, ma che peccato pero’, perdersi per un fritto, ma no dai, di idee ne avevo tante sul come farle, verdi, viola, in tecnicolor, ma poi a quanto pare dovevano essere o rosse o bianche e allora le ho preferite rosse, e ho dovuto studiare a tavolino il giorno in cui farle, cioè quando il marito che non sopporta la puzza di fritto sarebbe uscito di casa la mattina e tornato la sera il più tardi possibile J
Indivituato il giorno giusto mi sono messa all’opera!



Per il riso 
400 gr di riso arborio
 brodo vegetale q.b.
1 bicchiere grande di vino bianco secco
50 gr di grana padano
1 noce di burro
1 bicchiere di passata di pomodoro
1 scalogno piccolo
2 fette grandi di zucca
olio evo q.b.
sale q.b.
pepe nero q.b.
1 ciuffetto di prezzemolo

Per il ripieno
100 gr di speck (tagliato in un’unica fetta di 1 cm circa)
80 gr di scamorza bianca dolce

Per la lega (ne resterà molta, ma occorre poter immergere bene l'arancina)
300 ml d'acqua
150 gr di farina
una manciata di sale

Per la panatura (ne resterà molto anche qui) 
300 gr di pangrattato

Per la frittura 
½ l di olio di semi diarachide (o comunque abbondante per poter friggere in olio profondo)

Il riso io l’ho preparato il giorno prima, come faceva mia mamma, quando eravamo piccoli e lei preparava TUTTI I GIORNI pranzo e cena per almeno 6-8 persone, faceva sempre tutto in abbondanza, perché così con gli avanzi ci sfamava sempre qualche ospite imprevisto, ma soprattutto perché con gli avanzi ci si preparavano sempre dei piatti succulenti, vedi la frittata di spaghetti, o la polenta rimessa in forno con mozzarella e pomodoro, slurp!

Quindi ho preparato il riso e poi fatto raffreddare e messo in frigo, il giorno dopo ho proceduto con la formatura delle arancine.
Far appassire in un tegame uno scalogno, e far tostare il riso, sfumare con il vino bianco, una volta evaporato il vino aggiungere la zucca, fatta appassire in forno per un’ora, la passata di pomodoro e mantecare, aggiungere piano piano il brodo vegetale caldo, e girare continuamente, così la zucca diventerà bella amalgamata con il riso.
Una volta che il riso è al dente spegnere la fiamma, mantecare con il burro, il grana e abbondante prezzemolo tritato finemente.
Trasferire il risotto in una teglia fredda e girare finchè il riso sarà freddo, volendo anche dentro il lavello con acqua e ghiaccio.
Trasferire il riso in frigo in un contenitore ben chiuso.
VENGHINO SIGNORI VENGHINO, LE ARANCINE AVRANNO INIZIO!



Sistemare sul tavolo tutti gli ingredienti, nel mio caso i dadini di scamorza e di speck per il ripieno, la ciotola con il pan grattato, la ciotola con la lega di acqua e farina, e i vassoi per contenere le arancine tra un passaggio e l’altro.
Munirsi anche di un asciugamano pulito perché per fare 12 arancine non so quante volte mi sono lavata le mani!
Cominciare dalla preparazione della "lega". Si tratta della pastella di acqua e farina che serve a sigillare l'arancina e a creare una base per la panatura con il pangrattato che aiuterà a conferire doratura, spessore e croccantezza al punto giusto. Versare l'acqua in una scodella profonda, aggiungere la farina, una bella manciata di sale e amalgamare bene con una frusta. Tenere da parte e passare alla creazione delle arancine.

Ci sono vari modi per formare e farcire le arancine, questo secondo me è il procedimento più semplice anche per chi le fa per la prima volta ed è anche quello che consente di organizzare e distribuire meglio il lavoro. Perché in pratica bisogna prima fare tutte le sfere o gli ovali, poi fare il buco, poi farcirle. 
Posate la "futura" arancina su un vassoio e ricominciate fino a terminare il riso. Lasciatele riposare per una mezz'ora, in modo che raffreddino (anche se il riso era freddo di frigo, col calore delle mani si saranno un po' scaldate) e che il riso si compatti rendendo poi più facile la farcitura.

Tenendo la palla di riso con una mano, con il pollice dell'altra mano create un buco in alto e al centro e cominciate ad allargarlo spingendo sia verso il basso che sui lati. Posate nuovamente la palla di riso sul vassoio e passate alle altre, fino a completarle tutte. 
A questo punto passare alla farcitura.
Poi chiudere l'arancina: un po' spingendo "la conza" - il condimento - verso il basso, e un po' cercando di portare in avanti il riso per chiudere l'arancina. Girare l'arancina tra le mani per darle la forma e per rendere la superficie liscia e compatta, senza buchi o piccole fessure. Posare l'arancina con il ripieno sul vassoio e passare ad un'altra, fino a completarle tutte.


Quando tutte le arancine saranno pronte sul vassoio, passare alla "lega". Dare qualche colpo di frusta alla pastella per riprendere l'amalgama di acqua e farina e a questo punto immergere singolarmente le arancine dentro la lega, poggiandole poi sul vassoio, fino al completamento dell'operazione per tutte le arancine. Io preferisco separare lega e panatura per fare in modo che la lega scoli un pochino dall'arancina al vassoio e non finisca a fiotti dentro il pangrattato creando un mezzo pappone che poi finisce sulla superficie delle arancine. Scolando, tra l'altro, la lega resta uno strato sottile, sottile sarà la panatura e sottile e croccante sarà la crosticina finale. Naturalmente la lega non deve asciugare troppo, quindi se si devono fare 4658479857858569 arancine magari è il caso di prevedere più step di lega-panatura.

E ora la panatura.
Versare il pangrattato dentro una teglia e, ad una ad una, passare ogni singola arancina dentro il pangrattato, pressandole bene con le mani per "saldare" bene lega e pangrattato, per rendere compatta la superficie delle arancine e, all'occorrenza, per riprenderne un pochino la forma.

E finalmente la frittura!

Versare l'olio in una friggitrice o in un tegame piuttosto alto. Quando l'olio sarà ben-ben-ben caldo, immergere le arancine per 2-3 minuti o comunque fino a quando non risulteranno dorate in superficie.

Conclusioni! Il fritto non è mai stato il mio forte, lo ammetto, e questo mese sono stata davvero soddisfatta del risultato, ho fatto le cose proprio come si deve, con tanto di termometro per misurare la temperatura dell’olio, che quello di arachidi prevede il punto di fumo a 180°C.
Grazie grazie grazie 1000 volte grazie a Roberta che ci ha insegnato i trucchi per fare una frittura croccante ma allo stesso tempo leggera, perché se le arancine le trovate pesanti è sicuramente per il ripieno che ci troverete dentro, infatti se vedete la mia ultima foto, il foglio di carta assorbente era quasi pulito, non era unto affatto di olio!

La soddisfazione più grande è stata profumare tutta la casa, si perchè con gli accorgimenti giusti, la casa può rimanere "purificata da una bella frittura"! Ovviamente ho chiuso la porta della cucina, e aperto la porta-finestra, poi mentre friggevo ho messo a bollire in un pentolino di acqua la scorza di un limone e un'arancia e vi giuro, che quando il marito è tornato a casa la sera mi ha detto che non ci credeva che avevo fritto, provare per credere :-)

A giunto per la cronaca, con 400 gr di riso mi sono venute 12 arancine che pesavano 100 gr l'una, senza ripieno!





Con questa ricetta partecipo all’MTC di novembre:



E al primo contest di Mariella: