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venerdì 6 giugno 2014

tortelli di S. Giovanni ricotta e spinaci per quanti modi di fare e rifare


Oggi siamo ospiti a casa di Lucia, e si, le cuochine di quanti modi di fare oggi ci hanno portato addirittura a Parma, città bellissima che io non ho ancora avuto l'onore di visitare, pazzesco quante città d'Italia io debba ancora visitare.



Lucia mi ha fatto scoprire che a Parma si usa, per la vigilia di S Giovanni Battista, mangiare i tortelli di erbetta (oppure di patate o di zucca), possibilmente all'aperto su un prato, perchè la tradizione vuole che la rugiada della vigilia di S.Giovanni sia portafortuna.
Quindi in genere la sera del 23 giugno si va sempre ad una di quelle feste campestri, le famose tortellate.
Voi direte, ok ma se i tortelli debbono essere ripieni di erbette, patate o zucca perchè tu li hai fatti di spinaci?
Prima di tutto ho seguito la ricetta di Lucia, e secondo pare che nel ripieno sia contemplato anche l'uso dello spinacio, anche se i veri siano quelli di erbette, prima o poi li voglio provare!

Sono davvero contenta, questi sono i ravioli più buoni che abbia mai fatto, roba che non riesco più a mangiare quelli comprati, davvero GRAZIE!!!


Ingredienti per 3 persone: (circa 25 tortelli)

per la pasta

100 g farina 0
100 g farina grano duro
2 uova
sale

per il ripieno

150 g spinaci
200 g ricotta di pecora
50 g di grana padano grattugiato
sale
noce moscata
zeste 1/2 limone

per il condimento

burro fuso
1 pizzico di curcuma
salvia
grana padano grattugiano


Procedimento:


  1. setacciare le farine, impastare con le uova per almeno 10 minuti e far riposare al coperto la palla quando è bella liscia e morbida per almeno 30 minuti.
  2. Nel frattempo preparare il ripieno cuocendo in pochissima acqua gli spinaci, farli raffreddare e strizzarli bene con le mani finché non vi sia più acqua, tagliarli al coltello e amalgamarli con la ricotta sgocciolata e setacciata, aggiungere il grana, il sale, la noce moscata, e le zeste di limone. Far riposare in frigorifero nel frattempo che si prepara la pasta.
  3. Stendere la pasta, io con la macchinetta, bella sottile ma non fino all'ultima tacca, formare dei quadrati di 7cm di lato tagliandoli con una rotella dentellata e mettere il ripieno, 1 cucchiaino circa, ripiegando in rettangoli. Far uscire tutta l'aria e premere i bordi con le dita.
  4. cuocere in una pentola bassa e larga massimo 5 minuti e condire con burro fuso nella salvia e abbondante grana grattugiato. Siccome io tendo sempre ad usare meno burro possibile ho aggiunto un pizzichino di curcuma per accentuare il giallo del burro e per dare un gusto più deciso, una vera rivelazione, ora lo farò sempre, davvero squisiti!


Ci vediamo il mese prossimo con le ricette dei quanti modi di fare, il 6 luglio saremo ospiti nella cucina di Fr@ dove prepareremo il piatto tipico romano di ferragosto


il pollo con i peperoni


domenica 6 aprile 2014

pasqualina con ricotta e spinaci per quanti modi di fare e rifare


Oggi siamo tutte in Liguria, le cuochine di quanti modi di fare e rifare ci hanno portato a casa di Carla Emilia, a preparare una torta rustica tipica della Liguria, la famosa pasqualina!
Famosa appunto per le scampagnate di pasquetta ma io ci vado matta per le torte rustiche e le preparo sempre!
Avevo già avuto modo di scoprire la tecnica della cannuccia qui, se non la conoscete provatela perchè è davvero sorprendente!
In teoria la vera pasqualina ha un ripieno molto molto abbondante, e viene altissima, ma a me non piace, mi piace bassa perchè voglio che ci sia un altro equilibrio tra pasta e ripieno, infatti per una teglia normale ho messo solo 1/2 chilo di verdure e non un chilo come previsto, e una tecnica molto sbrigativa è anche quella di mischiare tutti gli ingredienti del ripieno assieme, verdure e formaggio, anzichè dividere lo strato di verdure separato da quello del formaggio.
Ovviamente non è una pasqualina senza l'inserimento delle uova intere all'interno, ma stavolta sono rimasta sul leggero :-)


Ingredienti per una teglia da 25 cm:

per la pasta:

300 g farina 0
30 g olio evo
1/2 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere acqua

Impastare finchè il composto risulti bello morbido ma non appiccicoso. Dividere in  5 palline di eguale peso e far riposare al coperto per almeno un'ora.

Nel frattempo preparare il ripieno:

500 g di spinaci
250 g ricotta
2 uova
50 g grana grattato
sale pepe e noce moscata


Cucinare gli spinaci al vapore o con poca acqua, farli raffreddare e strizzarli per bene, finchè sia eliminata più acqua possibile.

Quando sono freddi amalgamare la ricotta, le uova, il grana, salare e pepare e aggiungere un po' di noce moscata.

A questo punto ungere una teglia e stendere la prima pallina di pasta aiutandosi dal principio con il mattarello e poi allargarla con le nocche delle mani, adagiarla sulla teglia e ungere tutta la superficie con il pennello con un po' di olio, io ho fatto 3 strati sotto e 2 sopra.

Adagiare dopo i 3 strati il ripieno e poi i 2 strati di pasta sopra.
Sigillare i bordi di tutte le sfoglie facendo un cordoncino quindi inserite una cannuccia da bibita al di sotto della sfoglia più esterna, soffiate per gonfiare la pasta, quindi chiudete velocemente il buchino, infornate a 190° per 35-40 minuti.


Con le cuochine ci siamo date appuntamento tra un mese, il 6 maggio, dove prepareremo un'altra torta rustica, diciamo la più famosa delle torte rustiche, la quiche lorraine di Dany



lunedì 3 marzo 2014

il vero strudel di mele con amaretti e uvetta e pinoli


Mi ricordo che quando andavamo in vacanza in Trentino, in estate, la prima cosa che facevamo è andare a comprare uno strudel in qualche panetteria o pasticceria, perchè solo li li trovavamo autentici.
Ora purtroppo non abbiamo più modo di andarci e quindi ogni tanto lo preparo io a casa.
Di ricette ne avevo provate tante, fino a trovare questa pasta fatta con lo yogurt veramente soddisfacente, ma quando ho visto che il mese scorso Mary ha proposto questa ricetta per la sfida dell'MTC, anche se non partecipo più da tanto tempo oramai, non posso fare a meno di seguire da lontano la sfida, ammirando le blogger che seguo sempre le loro proposte.
Voi non ci crederete, ma quando ho letto la ricetta originale l'ho imparata subito a memoria e l'ho rifatta non so quante volte in questi giorni, mai una volta che ne fosse rimasta una fettina da fotografare per pubblicarla nel mio blogghino.
E notate bene per la prima volta mio marito mi ha detto, lui che si lamenta sempre che faccio troppi dolci, dovresti farlo più spesso lo strudel, lo adoro!!!!
Di seguito la ricetta adattata ai miei gusti, se volete vedere quella presentata da Mary andate sul suo blog, ci sono anche le foto passo passo.

Ingredienti 

per la sfoglia
150 g di farina 00
100 ml di acqua
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale

per il ripieno
700 g di mele (golden o renette)
50 g di zucchero semolato
3 cucchiai di rum
30 g di pinoli (o noci)
30 g di uva passa
50 g di pangrattato
4 o 5 amaretti
30 g di burro
la scorza di ½ limone grattugiata
1 cucchiaino di cannella in polvere
20 g di burro fuso per spennellare la sfoglia
zucchero a velo a piacere per la superficie

Preparate l’impasto per la sfoglia.
Scaldate l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente. Setacciate la farina in un recipiente, aggiungete il sale e l’olio e versate a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e cominciate a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettete l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz’ora. Nel frattempo accendete il forno e portatelo alla temperatura di 180°C, modalità statica. Il mio forno cuoce poco, dopo 40 minuti risulta ancora crudo, quindi lo cuocio a 200° per 30 minuti e viene perfetto.

Preparate il ripieno.
Fate sciogliere in un tegame il burro e poi fatevi rosolare il pangrattato fino a farlo dorare (attenzione, basta un attimo per passare dallo stadio della doratura a quello della bruciatura). Spegnete il fuoco, versate il pane in un recipiente, fatelo leggermente raffreddare, quindi aggiungete la scorza del limone grattugiata, la cannella, gli amaretti sbriciolati e mettete il composto da parte.
Lavate sotto l’acqua corrente le mele, sbucciatele, toglietene il torsolo, tagliatele in quattro e poi ciascun quarto in fettine sottili. Mettete le fettine di mela in un recipiente, aggiungete lo zucchero di canna, i pinoli, l’uva passa, il rum e mescolate bene il tutto.

Stendete la sfoglia.
Mettete una tovaglia pulita (possibilmente lavata con sapone neutro e ben sciacquata), di lino o di cotone, sopra a un tavolo. Infarinate leggermente la tovaglia, prendete l’impasto e cominciate ad appiattirlo con le mani sopra alla tovaglia, quindi spianatelo aiutandovi con un mattarello. Quando la sfoglia comincerà ad essere abbastanza sottile mettete da parte il mattarello, sollevate la sfoglia dal tavolo aiutandovi con le mani e, tenendola con le nocche nella parte sottostante, cominciate a tirarla verso l’esterno facendola girare ogni tanto e facendo attenzione che non si rompa. La sfoglia deve diventare praticamente trasparente. Riponetela nuovamente sulla tovaglia, dovreste aver ottenuto una sfoglia quadrata di circa cinquanta centimetri per lato. Siccome i bordi saranno rimasti un po’ più spessi, passate con le dita lungo tutta l’estremità della sfoglia tirando la pasta per assottigliarla.
Disponete sulla sfoglia il composto di pangrattato, quindi sopra ad esso il ripieno di mele, lasciando liberi circa due centimetri di bordo.
A questo punto, aiutandovi con la tovaglia, cominciate a sollevare la sfoglia per arrotolarla sul ripieno. Fate fare un paio di giri, quindi ripiegate anche i due lembi esterni e continuate ad arrotolare fino alla fine.
Riponete la sfoglia in una teglia precedentemente imburrata, spennellate la superficie della sfoglia con il burro fuso e mettete a cuocere.
Ci vorranno circa trenta/quaranta minuti, ma siccome la cottura dipende molto dal forno, fate attenzione perché la sfoglia non deve diventare troppo scura bensì deve rimanere dorata.
Togliete la teglia dal forno e fate raffreddare lo strudel.

martedì 21 gennaio 2014

arancine con carote viola ripiene di pancetta e asiago


Cu cu!!! Eccomi qui, riemergo dopo una settimana nel mio blogghino, eh si, ultimamente lo sto trascurando un po', a giorni penso di chiuderlo, ma poi dopo 5 minuti ci ripenso e mi dico, ma si, anche se non pubblico più 2 o 3 volte la settimana lo posso sempre tenere aperto pubblicando quelle 2 o 3 ricette al mese?
Mha bho!!! Chi vivrà vedrà, come mi sento farò, almeno questo spazio lo voglio LIBERO, di pubblicare quando e quello che mi sento, e questo è uno dei motivi principali per cui non ho mai cercato "collaborazioni" proprio per non sentirmi obbligata a cucinare per forza quell'ingrediente.

Ma veniamo a questa mia ultima opera d'arte, eh eh, da quando ho imparato a preparare le arancine a regola d'arte, durante l'MTC del novembre del 2012 Roberta ci ha proposto questo caposaldo dello street food siciliano, e ogni tanto mi concedo questa prelibatezza, anzi a dire il vero, mi sono comprata anche una friggitrice finalmente, proprio per fare dei fritti perfetti senza dover inondare la casa di quel puzzo nauseabondo, e di poter friggere anche in pieno inverno, non dovendo tenere le finestre aperte, perchè la friggitrice la uso fuori in terrazza ah ah! Abitando all'ultimo piano non penso di dare fastidio a nessuno.

Ho sempre amato i colori, a me il riso in bianco mi mette tanta di quella tristezza che lo chiamo riso ospedale!
Come quando preparavo i brodi vegetali per mia figlia durante lo svezzamento, non sia mai che lo lasciavo del colore anonimo, no, magari aggiungevo 2 foglie di spinaci in più e diventava di un bel verde scintillante, tanto è vero che mia sorella lo chiamava, la pappa VISITORS ah ah!

Ma veniamo alla ricetta in questione, quando preparo il risotto con le carote viola ci abbino sempre qualche pezzetto di salsiccia, o qualche cubotto di pancetta o di speck, perchè diciamocelo pure, le carote non sanno di niente, quindi ci vuole per forza una nota di sapidità!
Ma in queste arancine i cubotti di pancetta li ho aggiunti a crudo come ripieno e il risultato finale è stato sorprendente, un sapore che è rimasto molto delicato, davvero provatelo!

ingredienti per 12 pz

Per il riso 
400 gr di riso arborio
 brodo vegetale q.b.
1 bicchiere grande di vino bianco secco
50 gr di grana padano
1 noce di burro
1 scalogno piccolo
2 carote nere
olio evo q.b.
sale q.b.
pepe nero q.b.
1 ciuffetto di prezzemolo

Per il ripieno 
100 gr di pancetta
80 gr di asiago

Per la lega (ne resterà molta, ma occorre poter immergere bene l'arancina)
300 ml d'acqua
150 gr di farina
una manciata di sale

Per la panatura (ne resterà molto anche qui) 
300 gr di pangrattato

Per la frittura 
½ l di olio di semi diarachide (o comunque abbondante per poter friggere in olio profondo)

Far appassire in un tegame uno scalogno con l'olio extravergine di oliva, e far tostare il riso, sfumare con il vino bianco, una volta evaporato il vino aggiungere le carote crude tagliate a julienne e mantecare, aggiungere piano piano il brodo vegetale caldo, e girare continuamente, fino a cottura al dente del riso.
Una volta che il riso è al dente spegnere la fiamma, mantecare con il burro, il grana e abbondante prezzemolo tritato finemente.
Trasferire il risotto in una teglia fredda e girare finché il riso sarà freddo, volendo anche dentro il lavello con acqua e ghiaccio.
Trasferire il riso in frigo in un contenitore ben chiuso.


Sistemare sul tavolo tutti gli ingredienti, nel mio caso i dadini di pancetta per il ripieno e il formaggio asiago, la ciotola con il pan grattato, la ciotola con la lega di acqua e farina, e i vassoi per contenere le arancine tra un passaggio e l’altro.
Munirsi anche di un asciugamano pulito perché per fare 12 arancine non so quante volte mi sono lavata le mani!
Cominciare dalla preparazione della "lega". Si tratta della pastella di acqua e farina che serve a sigillare l'arancina e a creare una base per la panatura con il pangrattato che aiuterà a conferire doratura, spessore e croccantezza al punto giusto. Versare l'acqua in una scodella profonda, aggiungere la farina, una bella manciata di sale e amalgamare bene con una frusta. Tenere da parte e passare alla creazione delle arancine.

Ci sono vari modi per formare e farcire le arancine, questo secondo me è il procedimento più semplice anche per chi le fa per la prima volta ed è anche quello che consente di organizzare e distribuire meglio il lavoro. Perché in pratica bisogna prima fare tutte le sfere o gli ovali, poi fare il buco, poi farcirle. 
Posate la "futura" arancina su un vassoio e ricominciate fino a terminare il riso. Lasciatele riposare per una mezz'ora, in modo che raffreddino (anche se il riso era freddo di frigo, col calore delle mani si saranno un po' scaldate) e che il riso si compatti rendendo poi più facile la farcitura.

Tenendo la palla di riso con una mano, con il pollice dell'altra mano create un buco in alto e al centro e cominciate ad allargarlo spingendo sia verso il basso che sui lati. Posate nuovamente la palla di riso sul vassoio e passate alle altre, fino a completarle tutte. 
A questo punto passare alla farcitura.
Poi chiudere l'arancina: un po' spingendo "la conza" - il condimento - verso il basso, e un po' cercando di portare in avanti il riso per chiudere l'arancina. Girare l'arancina tra le mani per darle la forma e per rendere la superficie liscia e compatta, senza buchi o piccole fessure. Posare l'arancina con il ripieno sul vassoio e passare ad un'altra, fino a completarle tutte.




Quando tutte le arancine saranno pronte sul vassoio, passare alla "lega". Dare qualche colpo di frusta alla pastella per riprendere l'amalgama di acqua e farina e a questo punto immergere singolarmente le arancine dentro la lega, poggiandole poi sul vassoio, fino al completamento dell'operazione per tutte le arancine. 

E ora la panatura.
Versare il pangrattato dentro una teglia e, ad una ad una, passare ogni singola arancina dentro il pangrattato, pressandole bene con le mani per "saldare" bene lega e pangrattato, per rendere compatta la superficie delle arancine e, all'occorrenza, per riprenderne un pochino la forma.

E finalmente la frittura!

Versare l'olio in una friggitrice o in un tegame piuttosto alto. Quando l'olio sarà ben-ben-ben caldo, immergere le arancine per 2-3 minuti o comunque fino a quando non risulteranno dorate in superficie.


giovedì 19 settembre 2013

polpettone di fagiolini e patate genovese


Un bel giorno non so in quale blog ho visto questo polpettone che mi ha incuriosito molto, se non altro perchè era genovese e allora ho pensato, chissà che ci sarà di tanto speciale in questo polpettone, allora sono andata a vedere nel blog della mia amica Alessandra e mi sono affidata all'esperienza della sua mamma!
Apparentemente sembra una preparazione molto "normale" ma l'accoppiata patate fagiolini assieme è fenomenale!

Appena l'ho assaggiato la prima volta mi son detta, anvedi sti genovesi!
Poi anche mio marito è rimasto a bocca aperta e mi ha chiesto subito, ma che cosa c'è dentro?

Certo che l'accoppiata fagiolini/patate e chi ci aveva pensato prima?

ingredienti:

600 g di patate
500 g di fagiolini
2 uova
2-3 manciate di grana grattugiato
sale e pepe
qualche foglia di basilico (non avevo la maggiorana)
pan grattato e olio evo

Lessare le patate con la buccia, e schiacciarle con lo schiacciapatate.
Lessare i fagiolini, io ho preferito tagliarli al coltello, ma c'è chi passa anche quelli al passaverdure, e amalgamare assieme alle uova, al grana, al sale e al pepe e a qualche foglia di basilico.
Ungere una teglia con un po' di olio, adagiare il composto che non deve essere più alto di 2-3 cm e schiacciarlo con una forchetta, cospargere la superficie con olio e pan grattato e cuocere in forno a 180° per 25 minuti, almeno con il mio forno.
Sono andata un po' a memoria e a occhio perchè da quando il blog di Menuturistico ha cambiato piattaforma non riesco più a trovare le ricette, chiedo perdono se non ho inserito il link esatto :-)

lunedì 15 luglio 2013

il gelato al pistacchio senza uova senza gelatiera e finalmente le brioche catanesi col tuppo quasi uguali alle originali


Il gelato al pistacchio è una vita che volevo farlo, mi sono comprata anche la gelatiera, che ho prontamente riconsegnato, come raccontato qui!
Ecco, il primo risultato è questo è non ci credo ancora adesso che lo sto scrivendo, che il risultato mi è piaciuto talmente tanto che non penso andrò molto presto a spendere i miei soldi in gelateria!

Gelato al pistacchio senza uova e senza gelatiera MIO

ingredienti per 800 gr di gelato:

250 gr di panna fresca
250 gr di latte fresco intero
120 gr di pistacchi non salati (preferibilmente di Bronte)
150 gr di zucchero semolato
1 cucchiaino farina semi Carrube
2 cucchiai latte condensato (anche senza viene bene lo stesso)
1 pizzico di sale


Tritare i pistacchi assieme allo zucchero con un tritatutto il più finemente possibile.
Scaldare in un pentolino la panna e il latte, aggiungere lo zucchero con i pistacchi, il latte condensato e portare al bollore girando continuamente.
Un attimo prima che bolle spegnere la fiamma e aggiungere la farina di semi di carrube, è un addensante necessario in modo che il gelato non ghiacci e rimanga bello cremoso, girare finchè il composto si raffredda in una vaschetta con acqua fredda e ghiaccio.

Se non avete la gelatiera riporre in frigo almeno 4 ore o meglio tutta la notte trasferendo il composto in un contenitore basso, lungo e stretto munito di coperchio (le misure ideali sono cm 23x16x38).
Montare il composto per 2-3 minuti con uno sbattitore elettrico e riporre nella parte più fredda del freezer per 60-90 minuti. Trascorso questo tempo la miscela sarà ghiacciata sulla base e sui bordi, ma morbida al centro. Ripetere il procedimento per altre 2 volte a intervalli di un’ora e mezza ciascuno; dopo la terza volta trasferire il gelato nella vaschetta che lo conterrà, preferibilmente in polipropilene e riempita fino a 6 mm dal bordo; coprire il composto con un rettangolo di carta forno fatto aderire alla sua superficie (per limitare la presenza di aria umida e impedire la formazione di fastidiosi cristalli di condensa sulla superficie), tappare e rimettere in freezer per almeno 8-10 ore.
Il gelato è bello cremoso appena esce dal freezer.
E' abbastanza dolce se non vi piacciono i gelati troppo dolci si può abbassare la quantità di zucchero anche a 120 gr secondo me!



Poi ripubblico volentieri la ricetta delle brioche col tuppo, che avevo già fatto qui, con un'altra ricetta, mi era stata consigliata da Paoletta, in quanto risultano a parer mio le più vicine alle originali!
Con questa calda estate ci stiamo facendo delle cene fantastiche, un po' di frutta, e una brioche con una montagna di gelato dentro che vuoi di più?

Brioche catanesi col tuppo (Adriana R., Gennarino
...quelle che si accompagnano in estate alla granita ma più generalmente tutto l’anno alle colazioni dei catanesi..

Ingredienti per 12 pz: 

·                     250 g. farina Manitoba
·                     250 g. farina 00
·                     75 g. zucchero
·                     75 g burro
·                     10 g. sale
·                     8 g di lievito di birra
·                     175 g di latte freddo
·                     10 g di miele
·                     2 uova
A piacere qualche goccia di “aroma panettone”(io zeste limone)
Nella ciotola della planetaria mettiamo la farina, il miele,e il lievito di birra che avremo sciolto con una parte di latte, iniziamo a lavorare l’impasto aggiungendo le uova una alla volta, impastiamo tutti gli ingredienti per almeno 20/25 minuti, aggiungendo poco alla volta il latte freddo e il sale che avremo sciolto in una piccola parte di latte, a questo punto iniziamo ad aggiungere il burro freddo e non a temp. amb. e procediamo a vel.1-1/2, l’impasto dovrà staccarsi dalle pareti totalmente, e come ci ha insegnato Adriano capovolgiamo spesso l’impasto, stacchiamolo dal gancio e ricominciamo. L’impasto dovrà presentarsi molto elastico, sarà pronto quando tirando tra le dita un po’ di impasto si formerà un velo senza strapparsi. Quindi mettiamo l’impasto a lievitare coperto per almeno 1 ora e mezzo o 2 finché la pasta riplica il suo volume iniziale.
Sgonfiare l'impasto su un piano infarinato e formare delle palline di 80 gr l’una e inseriamo una pallina più piccola a mò di “tappo” di 10 gr facendo una fossetta con il dito sulla palla più grande, in modo che il tappo poi durante la seconda lievitazione non cada. Rimettiamo a lievitare (dentro al forno con la luce accesa- comunque ad una temperatura max di 28°) fino al raddoppio delle brioches, una volta trascorso il tempo, spennelliamo con un tuorlo (io solo latte perché l'uovo non mi piace sopra) e un po’ di latte e inforniamo a 190° per circa 25’.


giovedì 6 giugno 2013

canederli agli spinaci per quanti modi di fare e rifare


Come tutte le ultime ricette che sto postando ultimamente introduco questa ricetta dicendo, è una vita che volevo farli!
Da quando vado in vacanza in Trentino che muoio dalla voglia di mangiarli, e quindi anche di rifarli, sia i canederli che il tortel di patate, che è una sorta di rosti di patate fritto servito con i salumi e i formaggi, ma non ho mai osato rifarli a casa, chissà perché, forse perché avevo paura che mi venissero male e quindi che avrei finito per odiarli?
Per chi non li conoscesse i canederli sono un primo piatto tipici della cucina trentina, friulana e dell'alto Veneto.
Sono delle palline composte da pane raffermo latte e uova insaporiti in varie maniere, con spinaci, o speck o cipolla o pancetta o semplicemente formaggio.
Insomma ogni volta che vado in vacanza in Trentino li ordino sempre al ristorante e ora sono proprio contenta di aver imparato a farli da me perchè sinceramente mi sono piaciuti molto di più di quelli mangiati li o comprati al super! Anche perchè una volta li ho comprati al super e ci sono rimasta malissimo, mi hanno fatto pagare ben 6 canederli 8 euro! Ma da cuocere eh? Non già conditi e belli e pronti!
Sono tornata al super e ho detto ma guardate che vi siete sbagliati, e loro, no no costano così!!!!

Meno male che questo mese l'iniziativa di Anna e Ornella, quanti modi di fare e rifare, ci portano nella cucina di Antonella, la quale ha proposto la sua versione dei canederli.




Ingredienti per 21 pz: (in rosso le mie modifiche)

1 kg di spinaci freschi
5 cucchiai di farina (metà bianca e metà di grano saraceno)
2 uova
1 grattatina di noce moscata
2 panini raffermi (150gr circa)
250 gr di formaggio (fontina o asiago)
grana grattugiato q.b.
1 spicchio di aglio (io omesso)
sale q.b.

burro e salvia per condire

esecuzione:

Fate cuocere velocemente gli spinaci in un dito di acqua.
Strizzateli e frullateli con lo spicchio di aglio.
Tagliate a cubetti il pane e i formaggi, aggiungete la farina e gli spinaci e le uova.
Il composto dovrà risultare compatto e sodo. Io l'ho fatto riposare in frigo qualche ora.
Con le mani inumidite formate della palle che possono andare dalle dimensioni di una pallina da golf a quella da tennis, io le ho fatte medio piccole (da 40 gr cad) perchè poi in cottura crescono un po'.
Fate bollire in abbondante acqua salata e quando vengono a galla (circa 10 minuti) prenderli con una schiumarola e condirli in una pirofila con burro e salvia.

venerdì 17 maggio 2013

e finalmente lo sfincione palermitano


Lo posso dire finalmente?
Da quando frequento il blog di Stefania, quindi almeno più di 3 anni, che sbavo davanti al pc!

Non avevo mai assaggiato lo sfincione, e non avevo neanche avuto voglia di farlo, prima di avere assaggiato uno originale, quindi quale occasione migliore, a Pasqua, quando siamo andati a Palermo, l'ho finalmente assaggiato!
Era proprio come me lo aspettavo!
Morbido, spugnoso, con tanta di quella salsa su che a ogni morso chiudevo gli occhi!

A dire il vero non sapevo neanche quale ricetta seguire, perchè appena vedevo negli ingredienti 1 CHILO DI CIPOLLE, oddio, mi spaventavo, visto che a casa mia non la mangia nessuno la cipolla, dovevo per forza fare una teglia piccola, anzi, vi confesso che quando l'ho mangiato, mi hanno evitato come la peste, ah ah!
Sicuramente lo rifarò spesso anche perchè è più buono mangiato freddo, quindi quale migliore pasto per un bel pic nic? Ovviamente quando smetterà di piovere :-D

Poi nel frattempo ho conosciuto anche un'altra Stefania, anche lei di Palermo, e ultimamente aveva organizzato di pubblicare tutte assieme la ricetta dello sfincione senza glutine, mi ero ripromessa di partecipare, ma proprio perchè a casa mia nessuno mangia le cipolle, avevo invitato degli amici a cena, e quindi non mi sono fidata di fare l'impasto senza glutine, insomma, se debbo sperimentare, è meglio che lo faccio quando non ho ospiti, ma ho fatto la versione con glutine, eccola qua ho seguito il procedimento della ricetta di Stefania ma ho ridotto un po' le dosi, soprattutto delle cipolle:


ingredienti per una teglia 25x40 cm:

Per la base
250 gr. di farina manitoba
250 gr. di farina 0
12 gr. di lievito di birra fresco
2 cucchiai di olio extra vergine
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di zucchero
300 ml di acqua tiepida

Mescolare le due farine e impastarle con l'acqua tiepida, il lievito, lo zucchero, l'olio, aggiungere il sale solo alla fine. Far lievitare al coperto almeno 2 ore.
Quindi, riprendere l'impasto, e stendere su una teglia aiutandosi con un po' di olio. Condire e lasciare riposare altri 40 minuti circa. coperto con pellicola. L'impasto deve venire alto almeno 5 cm.

Per il condimento:
450 gr ca. di pomodoro pelato
200 gr di cipolla
olio extravergine d'oliva
grana (se lo avete è meglio il pecorino e caciocavallo, in parte grattugiati e in parte a cubetti)
origano
4 filetti di acciughe (facoltative, ma ci stanno benissimo)
50 gr. di pangrattato
sale

Tagliare a fettine la cipolla e farla soffriggere con l'olio. Quindi aggiungere il pomodoro, salare e lasciar cuocere per circa 20 minuti. Salare e pepare a vostro piacere. Far raffreddare. A questo punto stendere sull'impasto lievitato e spolverizzare con abbondantissimo grana, origano, sale e qualche aggiughina sott'olio spezzettata.
A parte fate tostare il pangrattato con un po' d'olio e sale e versate sul condimento.
Quindi cuocere in forno caldo a 200° per 20 minuti circa.

sabato 6 aprile 2013

quanti modi di fare e rifare gli strangulaprievet' al ragù napoletano



Che bello non vedo l'ora arrivi il 6 del mese per pubblicare tutte assieme alle altre cuochine la stessa ricetta, questo mese siamo tutte nella cucina di Spery, e abbiamo preparato questi gnocchetti fantastici, per l'iniziativa quanti modi di fare e rifare!
Essendo una ricetta classica l'ho rifatta uguale uguale, solamente per il procedimento per fare gli gnocchi ho provato un nuovo metodo!


strangulaprievet' al ragù napoletano


Ingredienti peri gli strangola preti (x 4 persone)
400 gr di farina di grano duro
400 gr di acqua bollente
1 pizzico di sale
1 goccio di olio

  • Far bollire l'acqua con il sale e l'olio, spegnere la fiamma e far cadere la farina a pioggia mescolando per non far formare i grumi.
  • Versare l'impasto su una spianatoia e far raffreddare coperto.
  • Impastare con le mani finchè l'impasto non diventa liscio e morbido aggiungendo se serve un po' di farina.
  • far riposare l'impasto per 15 minuti.
  • Trascorso questo tempo, formare dei cilindri, grossi più o meno un dito, che andranno tagliati a tocchetti.
  • Con l'aiuto del dito indice, incavare gli gnocchi.
  • cuocere in abbondante acqua salata. Saranno cotti, quando saliranno a galla.
  • Condire con abbondante ragù.

Ingredienti per il ragù

5 costine di maiale
5 ossa carnose di bovino
5 fette di bovino di spessore medio
1 bicchiere di vino bianco secco
2 litri di passato di pomodoro
3 cipolle
sale e pepe
prezzemolo q.b
grana padano per noi ;-)
olio extravergine di oliva

  • Preparare gli involtini, ponendo nel centro delle fettine di carne il grana, il prezzemolo, sale e pepe.  Arrotolare le fettine su stesse e chiuderle con uno stuzzicadenti.
  • Tagliare le cipolle a julienne e porle in un tegame dal fondo spesso insieme all'olio.
  • Far soffriggere a fuoco medio. Quando le cipolle si saranno imbiondite ben bene, eliminarle dall'olio e aggiungere i pezzi di carne.
  • Far rosolare la carne nell'olio e lasciar cuocere per circa trenta minuti, sfumando con il vino bianco, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
  • A questo punto, aggiungere il passato di pomodoro. Salare, pepare e aggiungere mezzo cucchiaino di zucchero. 
  • Quando il sugo inizierà a sobollire, abbassare la fiamma al minimo e lasciar andare per almeno 5 ore, girando di tanto in tanto, in modo che il pomodoro non si attacchi sul fondo del tegame.  (Io avendo fatto un sugo per 4 persone dopo 1 ora ho spento).


sabato 23 marzo 2013

pastiera di grano frullato





































Manca poco oramai a Pasqua e tutti aspettiamo per gustare una bella pastiera!
Mi ricordo ancora quando vivevo con i miei genitori e nessuno in casa la sapeva fare che tristezza passare la Pasqua semplicemente con la colomba comprata :-( 
Poi mia madre ha sempre avuto amiche che gliela regalavano, ma a volte capitava di rimanere senza, insomma, per dirla breve, sono proprio orgogliosa di aver imparato a farla, e questa versione è nuova nel mio blog, perchè il ripieno è frullato, per la gioia di chi non ama particolarmente masticare i chicchi di grano! Diciamo che è una bella via di mezzo tra la versione tradizionale e la versione con la crema pasticcera, in quanto il ripieno risulta appunto più cremoso.
Poi per tenere a bada il colesterolo io oramai faccio sempre la frolla all'olio, che poi parlare di colesterolo dentro la ricetta di una pastiera, insomma, non ha tanto senso, ma anche per le uova mi sono limitata al minimo indispensabile :-D

Dosi per uno stampo da 23 cm. (va bene anche 26 cm)
14 porzioni da 330 calorie cad.

Per la frolla all’olio:
350 gr farina 00
2 tuorli
130 gr zucchero semolato
100 gr di olio di arachidi (anche meno fare a occhio)
un pizzico di sale
buccia di un limone grattato

Lavorare lo zucchero con i tuorli, aggiungere tutti gli ingredienti e in ultimo l’olio a filo piano piano, se la pasta prende anche soltanto 80 gr di olio è meglio, avvolgere in pellicola trasparente e far riposare in frigorifero almeno 30 minuti.

Per il ripieno:
400 gr di grano
150 gr di latte
un cucchiaio di burro
250 gr di ricotta vaccina
250 gr di zucchero
3 uova intere
una bustina di vanillina
un cucchiaino di polvere d’arancia
50 gr di zenzero candito

versare 380 gr di grano in un pentolino con 150 gr di latte e un cucchiaio di burro.
Far bollire e mescolare fino ad ottenere una crema. Frullare con il minipimer e far raffreddare.
Aggiungere 250 gr di ricotta sbattuta con lo zucchero e 3 uova intere, una bustina di vanillina, la ricetta originale prevede una fiala di fiori d'arancio ma io non sopporto questo aroma, quindi da quando ho preparato la polvere d’arancia uso sempre quella, ne ho messo un cucchiaino abbondante, e lo zenzero candito.
Foderare una teglia con la carta forno e stedere la frolla, mettere tutto l'impasto di grano e ricotta e formare i decori con la rimanente frolla.
Infornare a forno già caldo in funzione statica a 180° per un'ora e mezza.
Quando è fredda farla riposare in frigorifero per almeno 2 giorni prima di mangiarla, in modo che tutti gli ingredienti si amalgamino bene tra di loro.
Tirarla fuori dal frigo almeno 2 ore prima di mangiarla e spolverare, se piace, con abbondante zucchero a velo!